Trasparenza opaca

, Ambiente

Come se già non fossero bastati i ripetuti e sbandierati proclami fatti dal Primo Cittadino sulla necessità di nuovi e pesanti investimenti nel comparto industriale, il Consiglio comunale di giovedì scorso ha palesemente marcato cosa il nostro Sindaco e la sua maggioranza abbiano in mente per Anagni.

Possiamo condensare il tutto in una parola che pesa 84000 tonnellate e cioè monnezza!

Eh già…cacofonico forse, ma efficace e tristemente reale: ad Anagni sorgerà un impianto per la biodigestione dei rifiuti della portata di ben 84000 tonnellate.

Il Sindaco Natalia sta difendendo a spada tratta questa scelta, nonostante sia così impattante e rischi di scardinare molti degli equilibri non solo di Anagni ma anche dei Comuni limitrofi.

Sindaco, vista la rilevanza di una tale decisione, non sarebbe stato opportuno condividerne a monte la discussione coinvolgendo tutte le diverse anime dell’amministrazione sia di maggioranza sia di opposizione?

In merito ad una questione così rilevante, non sarebbe stato il caso che il Consiglio Comunale aperto venisse convocato dalla maggioranza stessa?

Non sarebbe stato più giusto porsi in un atteggiamento di sincero ascolto rispetto alle legittime perplessità dei suoi concittadini, martoriati da anni di industrializzazione selvaggia che ha portato molti, troppi, a ritrovarsi cassintegrati, disoccupati o, ancor peggio, malati?

Quante vittime dovremo contare perché ci si fermi, tutti insieme, e si ponga l’ambiente e la sua cura al centro dell’agenda politica?

Abbiamo dovuto attendere la richiesta dei Consiglieri di minoranza per sentir discutere di decisioni già prese; e mentre tutte le associazioni di rappresentanza dei cittadini manifestavano la  propria contrarietà alla realizzazione dell’impianto, Lei negava con nonchalance la drammatica situazione Sin-Valle del Sacco, nonostante ogni singolo anagnino possa raccontare di un amico o di un parente malato di patologie riconducibili all’inquinamento; molti di noi hanno perso qualcuno di caro, chi un genitore, chi un amico, chi addirittura un figlio.

E mentre fioccano atti pubblici che evidenziano la disastrosa situazione in cui versa la valle intorno al fiume Sacco, mentre si susseguono processi ed una caterva di pareri medici contrari a nuove azioni impattanti sul territorio, come è possibile che Lei, “di fronte alla città che brucia”, suoni con maestria la suadente lira della promessa occupazionale?

Molti purtroppo cedono alla tentazione perché il lavoro logicamente serve e quindi è una potentissima arma di consenso. Eppure si potrebbero creare opportunità diverse se si avesse la forza e il coraggio di cambiare rotta, perché Anagni è un gioiello di storia, architettura e tradizione, una perla incastonata nel basso Lazio: cultura e turismo potrebbero essere le parole-chiave della rinascita; certo, ci vorrebbe più tempo, si farebbe più fatica a farlo capire ai cittadini ma sarebbe la cosa giusta da fare e, senza ombra di dubbio, la più lungimirante.

Giovedì scorso abbiamo assistito ad una schiera di tecnici tutti favorevoli al progetto: iniziativa lodevole in sé la presenza di esperti ma non è un peccato che siano stati ascoltati unicamente i pareri di coloro i quali avranno, da questa iniziativa, un lauto profitto?

Perché non si è garantita la partecipazione anche di professionisti latori di idee diverse e magari contrarie, persone terze che non siano direttamente coinvolte e che non riceveranno alcun vantaggio dall’eventuale realizzazione dell’impianto?

Sindaco, la città non è una “robba” di proprietà ma appartiene a noi tutti; Lei è chiamato ad amministrarla nel corso del suo mandato ed ha il dovere di comprenderne e rappresentarne tutte le anime e le diverse istanze, soprattutto su questioni così fondamentali come l’ambiente.

Ci sorprende che Lei e i suoi colleghi giuristi non conosciate o, ancor peggio, ignoriate un articolo del codice degli appalti: si tratta dell’art. 22 sulla “Trasparenza nella partecipazione di portatori di interessi e dibattito pubblico”. La norma prevede che le amministrazioni e gli enti aggiudicatori pubblichino i progetti di fattibilità relativi alle grandi opere di rilevanza sociale aventi impatto sull’ambiente, sulle città e sull’assetto del territorio e definisce che i progetti siano posti al centro di un dibattito pubblico partecipato.

Se vogliamo preservare i cardini della democrazia dobbiamo salvaguardare il diritto dei cittadini a essere informati e a partecipare ai processi di decisione che li riguardano, favorendo l’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli interessati. Ci lascia basiti come giovedì scorso sia stata smentita la gran parte dei dati forniti dalla Regione, ad esempio i dati sulla movimentazione dei camion e quelli sulla quantità del prodotto da trattare nonostante essi siano presenti, nero su bianco, nel documento di autorizzazione.

Tanti, tanti secoli fa Agostino, credendo che fosse possibile realizzare una società migliore per gli uomini in questa vita, si domandava: “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?“.

Ancora oggi molti di noi sono lacerati dallo stesso dubbio e credendo fermamente che l’implementazione di questo biodigestore sul nostro territorio sia sbagliata, noi siamo disposti a organizzare manifestazioni e ad aderire a qualsiasi iniziativa contro la realizzazione dello stesso.

Ogni cittadino che voglia partecipare può contattarci!