La politica del buon senso… dell’io speriamo che me la cavo.

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È con il buon senso che il governo nazionale tenta di arginare i contagi del coronavirus? Così come la Regione Lazio? Giusto sospendere attività didattiche e sportive, giusto chiudere i centri anziani,  ma non si è pensato a tutte le altre situazioni in cui è coinvolto un numero significativo di persone: tanto nel decreto ministeriale quanto nell’ordinanza firmata da Zingaretti, ci sono solo buoni consigli. 

Biblioteche, mercati rionali o settimanali e soprattutto centri commerciali possono continuare ad essere frequentati, a patto che si rispettino le misure igienico-sanitarie e che, all’interno, venga garantita la distanza di sicurezza  di almeno un metro. Ma chi controlla che queste direttive vengano rispettate? Possiamo veramente affidarci solo al buon senso, in una situazione così rischiosa e critica? E’ cosa nota che la libertà dell’uno finisca là dove inizia quella dell’altro, così come è dettato costituzionale (art. 32) la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività. Circolano notizie di centri commerciali che, in barba al decreto ministeriale, organizzano grandi eventi: subito balza alla mente l’immagine di  folle di ragazzini urlanti e genitori accondiscendenti! Forse qualcuno ha dato loro la certezza che il virus giri solo tra i banchi di scuola o negli spogliatoi delle palestre? E’ proprio nei mercati rionali e nei centri commerciali che migliaia di persone si incontrano ogni giorno. Queste davvero non devono essere considerate vettore per il virus? E’ possibile che gli interessi del privato vengano anteposti anche in caso di salute pubblica? 

E’ lecito supporre che,  nel tentativo di non scatenare panico di massa, si stia sottovalutando la situazione e che molti cittadini non abbiano chiara l’effettiva pericolosità ed aggressività del virus: sono i numeri che ci invitano a riflettere. Se la mortalità si attesta intorno al 3%(dati OMS), la grave sindrome respiratoria generata da SARS-Cov-2 potrebbe mettere in ginocchio il sistema sanitario, il quale non sarebbe più in grado di garantire posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva.  Adesso recriminare su quanto si poteva fare, e non è stato fatto, per migliorare e potenziare il nostro sistema sanitario serve a poco: ora è il momento dell’emergenza e non basterà il buon senso. Serve il coraggio e la coscienza politica di chiudere, di bloccare, di arginare perché i prossimi ad aver bisogno di un posto letto potremmo essere noi.

cittatrepuntozero